15.2.13

UN FAVOLA TEOSOFICA: IL MAGO DI OZ

L. Frank Baum, l’autore del Mago di Oz è stato membro della Società Teosofica, che è un’organizzazione basata sulla ricerca occulta e lo studio comparato delle religioni. Baum aveva una profonda comprensione della teosofia e, consapevolmente o meno, ha creato una allegoria degli insegnamenti Teosofici quando ha scritto il Mago di Oz.

Frank Baum era un convinto Teosofico.
In un altro dei suoi libri, Baum discute l’uso del simbolismo mistico nei romanzi, qualcosa che avrebbe messo in pratica dieci anni più tardi con il Mago di Oz:





Il cammino verso l’illuminazione

Se non hai mai letto o guardato Il mago di Oz ci sarà bisogno di rinfrescare la memoria, ecco qui un breve riassunto:

Il film segue le vicende di una ragazza di campagna 12enne, Dorothy Gale (Judy Garland), che vive in una fattoria del Kansas con sua zia Em e lo zio Henry, ma sogna di vivere in un posto migliore “Somewhere Over The Rainbow”. 


Dopo essere stata colpita da un fulmine rimase incosciente immergendosi nel mondo dei sogni, il suo cane Totò e la fattoria venissero trasportati nella magica terra di Oz.
Lì, la strega buona del Nord, Glinda (Billie Burke), consiglia a Dorothy di seguire la strada di mattoni gialli per la Città di Smeraldo e incontrare il Mago di Oz, che può farla tornare in Kansas.
Durante il suo viaggio, incontra uno Spaventapasseri (Ray Bolger), un Uomo di Latta (Jack Haley) e un Leone Codardo (Bert Lahr), che si uniscono a lei, nella speranza di ricevere ciò a cui essi manca (rispettivamente un cervello, un cuore e il coraggio).
Tutto ciò viene fatto allo stesso tempo cercando di evitare la Perfida Strega dell’Ovest e il suo tentativo di rubare le scarpette rosse a Dorothy, ricevute in dono da Glinda.

Detto questo, tutta la storia del Mago di Oz è un racconto allegorico del cammino dell’anima verso l’illuminazione – la Yellow Brick Road. Nel Buddismo (parte importante degli insegnamenti teosofici), lo stesso concetto viene indicato come il “Sentiero d’oro”.

La storia inizia con Dorothy Gale che vive in Kansas, a simboleggiare il mondo materiale, il piano fisico, dove ognuno di noi inizia il proprio cammino spirituale.
Dorothy sente il bisogno di “andare oltre all’ arcobaleno”, per raggiungere il regno etereo e seguire il percorso dell’ illuminazione. Ha fondamentalmente “superato il Nadir”, dimostrando la voglia di cercare una verità più alta.

Dorothy viene poi portata a Oz da un ciclone gigante, che rappresenta il ciclo del karma, il ciclo di errori e di lezioni apprese. Esso rappresenta anche la credenza nella reincarnazione teosofica: il ciclo delle nascite e delle morti fisiche che hanno lo scopo di preparare l’anima ad essere divina.

E’ anche interessante notare che la Yellow Brick Road di Oz inizia come una spirale in espansione verso l’esterno.
L' anima che ascende dalla materia al mondo dello spirito.
 


Prima di intraprendere il suo viaggio, a Dorothy vennero date le “scarpe d’argento”, che rappresentano il “cordone d’argento” delle scuole misteriche (Dorothy indossa scarpette rosse nel film a causa di un cambiamento all’ultimo minuto da parte del regista, che pensava che il colore rubino contrastasse meglio con la Yellow Brick Road).

Nelle scuole occulte, il cordone d’argento è considerato il legame tra il nostro io materiale e la nostra identità spirituale.

“In Teosofia, il proprio corpo fisico e il proprio corpo astrale sono collegati attraverso un “filo d’argento”, un legame mitico ispirato da un passo della Bibbia che parla di un ritorno da una ricerca spirituale. ‘Or mai il cordone d’argento si è sciolto, dice il libro degli Eccelesiastici,’ allora che la polvere torni alla terra così come era e lo spirito torni a Dio che glielo ha donato ‘.

Nello scrivere Baum fa riferimento al filo d’argento rappresentandolo attraverso le scarpe, che una volta indossate, conferiscono poteri magici.

Durante il suo viaggio lungo la strada di mattoni gialli, Dorothy incontra lo Spaventapasseri, il Boscaiolo di Latta e il leone codardo che sono, rispettivamente, alla ricerca di un cervello, un cuore e del coraggio.
Questi strani personaggi incarnano le qualità necessarie per gli iniziati al fine di completare la loro ricerca per l’illuminazione. Baum è stato probabilmente ispirato da queste parole di Miss Blavatsky:

“Non v’è pericolo che l’intrepido coraggio non possa vincere, non c’è prova che una purezza immacolata, non possa affrontare, non c’è difficoltà che un  intelletto forte non possa superare”
- H.P. Blavatsky

Dopo aver superato molti ostacoli, il gruppo raggiunge finalmente la Città di Smeraldo, al fine di soddisfare le richieste del Mago.

IL MAGO


Circondato da artifici ed effetti speciali, il Mago si presenta come crudele, rozzo e imprudente. Il mago è in realtà una controfigura che rappresenta il Dio personale dei cristiani e degli ebrei, la figura opprimente usata dalle religioni tradizionali per mantenere le masse nelle tenebre spirituali: Geova o Yahwe.
Si viene a scoprire poi che il mago è un impostore, un ciarlatano, che spaventa le persone.
Sicuramente non avrebbe potuto aiutare i protagonisti nella missione.
Se si legge la letteratura delle scuole Mistero, questo punto di vista nei confronti del cristianesimo viene costantemente espresso, specie dai Teosofici.


"Detto e fatto" tutto, il cervello, il cuore e il coraggio necessari per completare i vari obiettivi, di Dorothy, dello Spaventapasseri, di Tinman e del Leone vengono trovati proprio all’interno dei nostri protagonisti. Le scuole misteriche hanno sempre insegnato ai loro studenti che va fatto affidamento su se stessi per ottenere la salvezza.

Per tutta la storia il cane di Dorothy, Toto, rappresenta la sua “voce interiore”, il suo intuito.
Ecco una descrizione di Totò tratta dal sito web della Società Teosofica:
“Toto rappresenta l’interiorità, il lato più intuitivo, istintuale, animalesco di noi. Durante tutto il film, Dorothy ha conversazioni con Totò o meglio con il suo io interiore. La lezione qui è di ascoltare il proprio Toto interiore. In questo film, Totò non sbaglia mai. Quando abbaia allo Spaventapasseri, Dorothy tenta di ignorarlo: “Non essere sciocco, Toto. Gli spaventapasseri non parlano. “Ma gli spaventapasseri parlano ad Oz. Toto abbaia anche al piccolo uomo dietro la tenda. È lui a realizzare che il mago è un ciarlatano. Alla Fattoria Gale e di nuovo al castello, la strega cerca di buttare Toto nel cestino. Vuole bloccare in qualche modo la parte istintuale. In entrambi i casi, Toto salta fuori del cesto e scappa. Il nostro intuito può essere ignorato, ma non contenuto.
Nell’ultima scena, Toto insegue un gatto, facendosi inseguire da Dorothy perdendo così il suo giro in mongolfiera. Questo è ciò che porta alla trasformazione finale di Dorothy, alla scoperta dei suoi poteri interiori. La mongolfiera rappresenta la religione tradizionale, con un ometto rinsecchito che promette un viaggio nel “mondo divino”. Toto ha fatto bene a far uscire Dorothy dalla mongolfiera, altrimenti non avrebbe mai scoperto i suoi poteri magici. Questo è un invito ad ascoltare il nostro intuito, i nostri sentimenti viscerali, quei flash momentanei di immaginazione che appaiono dal nulla. “

Come già detto, il falso mago invita Dorothy nella sua mongolfiera per farla tornare in Kansas, la sua destinazione finale. Tuttavia la ragazza segue Toto (il suo intuito) e scende dal pallone aerostatico, che rappresenta le vuote promesse delle religioni organizzate.

Questo la porta verso la sua rivelazione finale e, con l’aiuto della Strega Buona del Nord (la sua guida divina), capisce finalmente: tutto ciò che si desidera si può trovare comodamente nel proprio cortile di casa.

Al fine di ottenere l’illuminazione Dorothy deve sconfiggere le streghe cattive d’Oriente e d’Occidente – che stavano formando un asse orizzontale malvagio: il mondo materiale.
E’ stata saggia ad ascoltare i consigli delle streghe benigne del Nord e del Sud – l’asse verticale: la dimensione spirituale.
 

La strega buona del nord rappresenta la “scintilla divina” di Dorothy
Alla fine della storia, Dorothy si risveglia in Kansas: ha saputo unire correttamente la realtà materiale a quella spirituale. Ora è di nuovo contenta e, nonostante la sua famiglia non creda veramente ai dettagli della sua ricerca (gli ignoranti profani), può finalmente dire “Non c’è nessun posto come casa”.
IL MAGO DI OZ UTILIZZATO NELLA PROGRAMMAZIONE MONARCH
Quasi tutta la documentazione relativa al progetto MK Ultra sottolinea l’importanza del Mago di Oz. Nel 1940, la storia venne scelta, come riferito dai membri della comunità di intelligence degli Stati Uniti, per fornire una base tematica per il loro programma di controllo mentale basato sul trauma. Il film venne modificato e al fine di utilizzarlo come uno strumento per rafforzare la programmazione nelle vittime. Ecco alcuni esempi tratti da Total Mind Control Slave di Springmeier:
  •     Lo stretto rapporto tra Dorothy e il suo cane è un collegamento molto sottile con l’uso di animali nei rituali satanici (famiglio). Ad un bambino vittima del controllo mentale verrà consentito di affezionarsi ad un animale. Il bambino vorrà creare un legame con l’animale che verrà distrutto uccidendo l’animale per creare un trauma nel piccolo.
  •     Agli schiavi Monarch viene insegnato a seguire “la strada di mattoni gialli.” Non importa quali cose spaventose li attendano, lo schiavo Monarch deve seguire la strada di mattoni gialli, che viene preparata dal loro padrone.
  •     L’arcobaleno, con i suoi sette colori – ha sempre rappresentato un grande dispositivo ipnotico/spirituale.
  •     Dorothy è alla ricerca di un luogo dove non vi sia alcun problema, che è un luogo “Al di là dell’arcobaleno.” Per sfuggire dal dolore, gli alterego si rifugiano “oltre l’arcobaleno”. (E’ la stessa cosa di attraversare lo specchio in Alice).
Scena finale dormiente su un campo di PAPAVERI...




fonte: www.neovitruvian.it/


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