Oggi l'istituzione europea ha dato il suo voto finale su un pacchetto di riforme fondamentali per il settore telefonico: ci sarà un taglio delle tariffe roaming cellulari già dal 2016.
Respinti invece gli emendamenti a favore della neutralità della rete di cui è stato pure riaffermato il principio.
Che cosi com'è non dissolve il rischio di un'internet a due velocità. Ecco perché ..
UN COLPO alla botte e uno al cerchio: i consumatori europei ricevono la buona notizia della fine del roaming cellulare (cioè sovrapprezzi quando si va all'estero in Europa) da giugno 2017 e forti sconti già da aprile 2016.
Allo stesso tempo, adesso si apre il rischio di una internet a due velocità, con danni alla libertà e ai diritti degli utenti. Sono le conseguenze del voto definitivo che il Parlamento europeo ha fatto oggi su un pacchetto fondamentale di riforme, dopo una battaglia normativa durata anni in seno alle istituzioni UE. I temi dibattuti infatti muovono miliardi, da una parte, e dall'altra riguardano il modo con cui internet sarà vissuta nei prossimi anni dai cittadini europei.
Fine del roaming. Prima le buone notizie, per i consumatori: dal 15 giugno 2017 pagheremo telefonate e internet con le tariffe domestiche quando viaggiamo in un altro Paese europeo. Fine del sovrapprezzo roaming, quindi. Una buona sforbiciata ci sarà già da aprile 2016: da questa data, gli operatori potranno far pagare un sovrapprezzo di massimo 5 cent al minuto per chiamate, 2 cent per sms e 5 cent per MB. Sì, è vero che nelle prime versioni del testo (anni fa) il Parlamento aveva provato a eliminare il roaming già nel 2015, però ha incontrato la fiera resistenza del Consiglio Ue, dove è forte la voce degli operatori. Il Consiglio si stava persino orientando a rimandare al 2018 la fine del roaming, ma a ottobre ha votato questo stesso testo che contiene la data del 2017. La normativa permetterà però agli operatori di fissare un limite per l'utilizzo in roaming (minuti, MB di internet...), oltre il quale comunque faranno pagare gli utenti. Si attendono ulteriori dettagli da una prossima decisione della Commissione europea.
Pericoli per la neutralità della rete. È vero, come dice il commissario UE all'Economia e società digitali Gunther Oettinger che con il voto odierno, per la prima volta, l'Europa ha norme a tutela della neutralità della rete. Il problema però, secondo molte voci critiche, è che le nuove norme hanno numerosi limiti e punti oscuri, tanto che possono rivelarsi un boomerang. Possono ossia autorizzare gli operatori a varare una internet a due velocità, con alcuni servizi favoriti (per velocità e condizioni economiche) rispetto ad altri, di fatto distorcendo la libertà della rete.
Può sembrare un aspetto paradossale, ma si spiega con facilità. Finora gli operatori telefonici, nell'attesa delle nuove norme (durata anni), hanno evitato di muoversi in tal senso (eccetto per certi casi limitati, sui servizi di reti mobili). Le nuove norme, chiarendo ciò che si può fare e che cosa no, sono insomma una via libera di fatto. Una via libera "pericoloso", secondo i molti che nelle scorse settimane hanno scritto contro l'attuale testo: si contano, tra gli altri, il creatore del web Tim Berners Lee diverse aziende internet (tra cui Netflix) con una lettera aperta, la storica associazione Electronic frontier foundation, docenti di spicco (della Stanford University americana). Ne sono usciti vari emendamenti all'attuale testo (presentati da schiere di deputati, in testa quelli del Partito Pirata), ma oggi il Parlamento li ha respinti tutti.
In particolare, nel testo ci sarebbero quattro lacune che gli operatori potrebbero sfruttare per alterare comunque gli equilibri della rete.
Il primo punto è quello, già noto da tempo, dei "servizi specializzati". Il testo impedisce agli operatori di bloccare, rallentare, velocizzare i servizi internet, con l'eccezione appunto di quelli "specializzati", di nuovo tipo. L'idea è che questi possono richiedere speciali garanzie di qualità e quindi non possono essere trattati come gli altri. Il timore però è che gli operatori possano così introdurre ovunque queste discriminazione: basta che chiamino "specializzato" il servizio in questione.
Secondo problema: lo "zero rating". Gli operatori già cominciano (su rete mobile in Italia lo fa Tim) a trattare meglio, dal punto di vista tariffario, alcuni contenuti rispetto agli altri. Non conteggiano il traffico fatto su quei servizi, che così non scalano il monte dei GB inclusi nel canone.
Il testo autorizza ora lo zero rating, senza limitazioni, diventa quindi possibile questo scenario: alcuni servizi, magari offerti dagli stessi operatori o da società con cui hanno accordi, vengono favoriti nelle tariffe e così ottengono un vantaggio competitivo imbattibile. È ovvia infatti che gli utenti saranno spinti a usare quei servizi a scapito degli altri. Risultato: fine della capacità innovativa tipica di internet, di sfornare sempre nuovi servizi che si guadagnino sul campo la propria popolarità.
Terzo problema: gli operatori possono definire classi di servizio e quindi definire quali di quelle siano più veloci di altre, in qualsiasi momento. Il rischio è, di nuovo, quello di discriminare alcuni tipi di servizi e soprattutto quelli crittografati (che gli operatori potrebbero mettere nella corsia lenta). Con un possibile danno anche alla capacità degli utenti di difendere la propria privacy.
Quarto: gli operatori sono autorizzati a gestire il traffico per prevenire una congestione. Il problema è quel "prevenire": quindi possono decidere di rallentare certi servizi in qualsiasi momento, anche senza una effettiva congestione in corso, con la scusa di volerla prevenire (le policy di traffic management, comuni dagli albori della internet commerciale, finora hanno riguardato solo casi reali di congestione).
Secondo gli esperti, il paradosso è che le norme europee sono ora persino più permissive di quelle approvate di recente dagli Stati Uniti. Negli Usa infatti l'Authority di settore terrà sempre sotto il proprio vaglio tutte le diverse eccezioni alla neutralità della rete (zero rating, servizi specializzati eccetera), mentre in Europa bisognerà fare affidamento alle (incerte) capacità delle singole Authority nazionali.
di ALESSANDRO LONGOFonte Repubblica.it